Blog di Giusi Sammartino

Pensieri, idee, commenti e riflessioni

Mi ha telefonato un’amica da Salerno

Carissime lettrici e carissimi lettori,

è vero: sono assente dal nostro incontro sul blog da parecchio tempo, più di un mese. Qui siete a leggermi amiche e amici e ne ho avuto la prova di nuovo, dopo l’abbraccio corale vostro alle mie dimissioni, per me giustificatissime, dalla rivista che dirigevo.

Per questo voglio dedicare questa puntata del blog all’amicizia, sentimento serio, non di poco valore. L’assenza è dovuta a una miscela di cose, tutte personali, che non ho saputo gestire, questo si lo confesso!

Lo dedico all’amicizia e vorrei ricambiarla. Perché mi ha telefonato un’amica da Salerno, come qualche tempo fa un’altra carissima amica mi ha scritto da Brescia per chiedermi anche lei il perché della mia assenza dalla scrittura. Questa è amicizia. Mi sono ulteriormente sentita voluta bene, pensata, creduta nelle mie capacità di trasmettere. L’ho sentito valore.

Per questo oggi voglio dare concretezza a questo “valore”. Una sorta di cerchio che si allarga per quel dare/ricevere, concretamente laico, che dà uno dei sensi al nostro stare al mondo che, come dice la canzone, forse senso non ne ha.

Questo mio omaggio all’amicizia è la recensione ad un libro. Un testo di memoria, ma quella proiettata al futuro che ne dà valore. L’autrice, lo leggerete, è stata una mia compagna di scuola, dei cinque anni del liceo, fatto in un altro quartiere che andrebbe guardato attraverso la memoria. Non un liceo, il Classico il Gaio Lucilio, di quelli di nomina, ma una scuola si può dire di “quartiere” che accoglieva (oggi praticamente non c’è più, partendo dal suo nome) i figli e le figlie più motivati agli studi (qui sono un po’ di parte!!!) della classe merdio-bassa dei quartieri romani non centrali rispetto al cuore cittadino: casilino, prenestino e, con poche presenze, San Lorenzo dove il Gaio Lucilio è nato come succursale di un Classico di via Salaria, il liceo Montale. 

Silvana però, oltre che compagna di corso, è diventata amica, quando ci siamo ritrovate e ritrovati dopo quasi mezzo secolo inaugurando pranzi “di classe” che forse, hanno avuto lo stesso destino del Liceo, non ripetendosi più. L’amicizia è rimasta!

Il libro di cui ho scritto una delle introduzioni, che propongo qui, è la storia del Casilino 1, un quartiere dentro al quartiere, all’inizio della via Casilina, poco più in là di Porta Maggiore. “Un secolo al Casilino 1°” è memoria, scoperta e riscoperta di un luogo-giardino che dovrebbe dare una lezione architettonica a una città a misura delle persone (uomini, donne bambini e bambine) che allora potevano, in mezzo alle difficoltà del dopoguerra, trovare luoghi di aggregazione e di incontro.

Dobbiamo, l’architettura e l’urbanistica dovrebbero farne tesoro, ritrovare questo aspetto della città che non deve diventare anonima, ma creata dai e per i suoi abitanti. Trasformando la memoria in ricchezza per il futuro partecipato.

Ecco la mia introduzione. Il libro vale la pena di leggerlo.

“la Storia siamo noi”

Sono decisamente di parte. Lo confesso. Ma il testo che segue devo affermare che non solo mi è piaciuto molto, ma mi ha dato informazioni che ignoravo e ha contribuito ad annullare in me l’idea che mi ero formata sulla zona dove persistono le residenze trattate.  Insomma, mi ha dato quel “sonoro schiaffone” benefico che si riceve sempre, ogni qualvolta ci si fa sovrastare dai pregiudizi che nascono, appunto, da stereotipi e idee non elaborate e non comprensive di una spiegazione soddisfacente, come dire, provata scientificamente, con metodo.

Dunque, ho conosciuto il Casilino I, la sua storia: in senso diacronico, lungo il tempo, anzi i tempi dell’archeologia e delle proprietà terriere, e sincronico: della storia e delle storie di chi ha abitato e abita queste case nate per la classe operaia della prima parte del diciannovesimo secolo. Sì proprio all’inizio del “ventennio” fascista.

Sorridendo mi verrebbe da collegarci un titolo di un vecchio film dell’inizio degli anni settanta del secolo scorso: “La classe operaia va in paradiso”,  sicuramente più malinconico e disincantato.. Perché questo complesso di case ispirato al concetto di Città Giardino (concetto che l’autrice spiegherà nel testo con particolari tecnici ed altri esempi romani) nel suo complesso mi porta all’utopia di Adriano Olivetti, di valorizzazione e, soprattutto, umanizzazione della vita di chi lavora e delle proprie famiglie. 

Al Casilino I (“primo”, non “uno”) le famiglie vivono e vivevano bene grazie alla realizzazione di quel concetto di comunanza, di vicinanza e di convivenza costante. A beneficiare dei vialetti tra le case, del verde che rinfresca, protegge e abbellisce, degli spazi aperti che permettono tranquilli incontri all’aperto, sono i bambini e le bambine. Hai la sensazione che si sono sentiti e sentite liberi/e senza sfuggire agli sguardi familiari. Si giocava e si gioca come si dice “per strada”. Così si cresce imparando, semmai, anche a buttar giù qualche goccia di amaro dato dalla fanciullesca prepotenza di chi è più grande o vuole farsi valere (da copione) come maschio su femmine più restie alle risse per forza!

Dicevo di essere di parte. Per due motivi. Il primo è che ho vissuto i cinque anni del liceo (il Gaio Lucilio di via dei Sabelli) con l’autrice. Insieme ad altri compagni e compagne arrivavano in zona con il famoso “tranvetto” preso in una delle sue innumerevoli fermate (da Grotta Celoni o, addirittura da Fiuggi) davanti casa, sulla via Casilina che spaccava e spacca letteralmente in due, come è sottolineato con una certa amarezza nel testo che leggerete, la strada, l’antica via Labicana.

Scendevano tutti, ragazzi e ragazze, alla fermata del sottopasso che affianca la strepitosa, ma semisconosciuta chiesetta di Santa Bibbiana, costruita nel V secolo da papa Simplicio, prima opera architettonica di Gian Lorenzo Bernini, che ne curò, durante il giubileo del 1625, sotto Urbano VIII, il restauro. La statua della Santa posta sull’altare è opera dello stesso geniale artista. Un gioiello questa chiesa che vede anche l’intervento pittorico di Pietro da Cortona, fuori dei classici itinerari turistici, ma con a fianco un altro splendore: il cosiddetto Tempietto di Minerva medica, realmente “una sala monumentale entro il recinto di una lussuosa residenza extraurbana che occupava in antico la zona”.

Sono poi di parte perché sono un’incondizionata ammiratrice della professione dell’autrice di questo testo. L’architettura mi affascina e vedo la creazione estetica miscelata alla tecnica come un insieme ideale. Qui ho trovato l’espressione di questo insieme in cui si alternano alle parti storiche, quelle tecniche con suggerimenti di restauro, trasformazione e rivalutazione degli spazi. Tutto intramezzato da ricordi e appunti di una vita intera vissuta al Casilino I.

Mi ha colpito molto l’ultima parte del testo perchè, accanto al resoconto di un degrado esistente, proveniente dall’uso non attento dei luoghi comuni e delle facciate dei palazzi, l’autrice indica, professionalmente, soluzioni che legano il complesso alla sua vocazione comunitaria. Allora ci sono proposte di restauro e di ri-utilizzo frammezzate da proposte di aperture, come quello di messa a disposizione a fruizioni esterne. Oppure gli spazi chiusi, come un negozietto “rionale” o i locali abbandonati dei lavatoi, tutti ormai in disuso, ri-aperti e convertiti in spazi per feste, esposizioni d’arte, luoghi per incontri e convegni. Un modo per rivitalizzare (e far fruttare anche in senso economico) un’idea di convivenza ben riuscita. Tutto a un passo da Porta Maggiore, dalla Stazione Termini, dal cuore di Roma.

Non dimentico per il mio blog di oggi le poesie. Sempre atti consolatoriper dirla con un’altra grandissima (in tutti i sensi) amica, Piera Degli Esposti, per me anche lei indimenticabile affetto. 

Emily Dickinson 

Se io potrò impedire a un Cuore di spezzarsi

Non avrò vissuto invano
Se potrò alleviare il Dolore di una Vita
O lenire una Pena
O aiutare un Pettirosso caduto
A rientrare nel suo nido
Non avrò vissuto invano.

L’amore, la morte, la vita, di Paul Eluard 

Gli uomini sono fatti per intendersi
per comprendersi amarsi
hanno figli che saranno padri d’uomini
hanno figli senza casa senza patria
che reinventeranno le case
che reinventeranno gli uomini
e la natura e la patria
quella di tutti gli uomini
quella di tutti i tempi.

“Paul Eluard arriva all’essenza della danza di Matisse, come qui l’abbiamo intesa: il moto di tutti gli uomini, di tutti i tempi, che sempre si rinnova nell’intesa. (da Ultime poesie d’amore, traduzione di V. Accame)”

attribuita a Jorge Luis Borges

Non posso darti soluzioni
per tutti i problema della vita
Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori,
però posso ascoltarli e dividerli con te
Non posso cambiare né il tuo passato
né il tuo futuro
Però quando serve starò vicino a te
Non posso evitarti di precipitare,
solamente posso offrirti la mia mano
perché ti sostenga e non cadi
La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo
non sono i miei
Però gioisco sinceramente quando ti vedo felice
Non giudico le decisioni che prendi nella vita
Mi limito ad appoggiarti a stimolarti
e aiutarti se me lo chiedi
Non posso tracciare limiti
dentro i quali devi muoverti,
Però posso offrirti lo spazio
necessario per crescere
Non posso evitare la tua sofferenza,
quando qualche pena ti tocca il cuore
Però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.
Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere
Solamente posso volerti come sei
ed essere tua amica.
(…)

16 risposte a “Mi ha telefonato un’amica da Salerno”

  1. Avatar Flora
    Flora

    Carissima Giusi! Sono felice di poter leggere nuovamente le tue parole!

    1. Avatar admin

      Sei come la solito carissima mi tieni compagnia e mi fai coraggio

  2. Avatar
    Anonimo

    Appena letto l’srticolo avevo scritto il mio commento,proprio qui ma è scomparso,insieme al mio nome e cognome,dove è finito?

    1. Avatar admin

      Prima di tutto ho approvato e qualsiasi cosa tu abbia scritto mi fa felice. Grazie

    1. Avatar admin

      Anche voi tanto e ritardo tutto, devo metabolizzare e togliere stanchezza poi vorrei dare tanto!!!

  3. Avatar MariaGiustina Laurenzi
    MariaGiustina Laurenzi

    Che bello sentirsi nominata, ringraziata per un’amicizia assolutamente meritata da quest’amica cara…
    Vabbè, vuol dire che ti dedico io questa bellissima poesia di Borges mia cara Giusi..e ancora grazie

    1. Avatar admin

      Non ho trovato la poesia di Borges, ma so quanto mi sei amica. Mi hai risvegliato da un torpore che devo del tutto abbandonare e meritavi di essere nominata in pieno!!!!

  4. Avatar Bruno
    Bruno

    Che dire, comunque, anche se ti conosco da tempo, mi sorprendi sempre per quella vena attenta e sincera che possiedi … senza mai dimenticare ciò che ti distingue:
    narrazione di affetto puro.

    1. Avatar admin

      Ti fai volere davvero bene. Ciao Amico

  5. Avatar Rossella Innocenti
    Rossella Innocenti

    Questo inno all’amicizia ti fa sentire meno sola, più amata e non dimenticata. Il cuore trabocca di amore e riporta alla memoria episodi belli ma anche dolorosi della mia adolescenza. Come dimenticarli!!!!!!!!
    Grazie per aver riportato alla memoria momenti indelebili. ♥️

    1. Avatar admin

      Rossella carissima volevo proprio suscitare questo. Quindi immagina come sono grandi i miei ringraziamenti alle tue parole. Il libro di Silvana è davvero bello e interessante e rivederci sarebbe davvero bello!!!!

  6. Avatar Laura Franceschetti
    Laura Franceschetti

    Carissima Giusi
    Ebbene si le tue parole , i ricordi comuni e ogni singola rappresentazione di quel vissuto che hai arricchito oltre ogni barriera concettuale della profondità di anime a me care, Emily e Piera , del colori di Matisse e della dimensione poetica di Eluard , quelle parole appunto in cui mi sono riconoscuta e che mi hanno fatto sentire di nuovo giovane insegnante di quel Liceo, mi sono commossa .. . Ecco perché siamo amiche ,condividiamo questo senso di umanità profondamente empatica e di amore per quel che rende unico nel creato l’essere umano . Grazie Giusi so che scrivendo questa jntroduzione hai pensato anche a me , che amo le “arti” , l’architettura in modo particolare, che per me è copula del pensiero creativo , tipico dei grandi geni del Rinascimento
    Hai suscitato tanti pensieri e riflessioni. Grazie ancora Giusi amica mia , a te tutto il mio.plauso sincero <3.

    1. Avatar admin

      Carissima Laura anche tu mi hai commosso e mi scuso del ritardo nella risposta. >Mi sento ancora in….convalescenza poi qualche altro più piccolo malessere fisico si è aggiunto e mi ha fatto fermare. Invece ho visto che state cominciando a travolgermi d’affetto, letteralmente. So delle tue passioni, dei nostri mondi paralleli che però si intrecciano e quel liceo è un punto in più. Grazie di questa ennesima testimonianza di amicizia. Grazie davvero

  7. Avatar
    Anonimo

    Cara Giusy,
    le tue parole mi hanno commossa e, allo stesso tempo, mi hanno restituito il senso profondo del lungo viaggio che è stato scrivere ‘Un secolo al Casilino I°’.
    Hai citato De Gregori, ‘la Storia siamo noi’, ed è proprio questa la convinzione che mi ha guidata. Spesso pensiamo che la Storia con la ‘S’ maiuscola sia fatta solo dai grandi trattati o dai monumenti del centro, ma la verità è che la Storia pulsa nei vialetti di un quartiere popolare, nelle chiacchiere tra le scale, nella dignità di una ‘Città Giardino’ nata per chi lavora.
    Ti ringrazio per aver citato il nostro Liceo e quel ‘tranvetto’ che ci portava a San Lorenzo: quegli anni hanno formato il mio sguardo di architetto, uno sguardo che oggi cerca di ricucire la bellezza estetica con la funzione sociale.
    Raccontare il Casilino I° significa dire ai giovani architetti, ai nuovi abitanti, ai ragazzi che oggi giocano in quei cortili, che lo spazio in cui viviamo decide chi diventiamo.
    Se insegniamo loro a riconoscere il valore di un lavatoio comune, di un giardino condiviso o di una facciata rispettata, non stiamo solo proteggendo dei mattoni: stiamo costruendo cittadini consapevoli. La mia è una proposta di ‘futuro partecipato’: trasformare il degrado in risorsa, la memoria in economia circolare, e il quartiere in un laboratorio di convivenza.
    Spero che questo libro sia per i ragazzi di oggi quello che quel ‘sonoro schiaffone’ di cui parli è stato per te: un invito a guardare oltre il pregiudizio, a scoprire che la bellezza abita ovunque ci sia stata cura, amore e comunità.
    Grazie per la tua amicizia ritrovata, che come il Casilino I°, ha radici profonde e una luce che non si spegne.

    1. Avatar admin

      Carissima Silvana hai fatto un lavoro bello e hai suscitato strade da percorrere. Eh sì, quella è architettura!!!